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Il
kendo
è la scherma giapponese, praticata ancora oggi come molti secoli fa. Poco
conosciuta in Occidente, ha comunque esercitato sempre un grande fascino
grazie ai film di samurai, specialmente quelli portati sugli schermi dal
regista nipponico Akira Kurosawa, ma anche grazie alle bellissime armature
ed all'abbigliamento che ancora oggi si indossano durante gli allenamenti.
Tutto ciò, unito alla grazia dei movimenti ed alle profonde implicazioni
storiche e filosofiche che lo caratterizzano, ha contribuito a fare del kendo la più affascinante delle arti marziali nipponiche.
E'
praticamente impossibile parlare del kendo senza prendere in
considerazione la storia del Giappone, seppure in grandi linee. Infatti,
lo sviluppo della classe dei samurai e
la loro grande dipendenza dalla spada erano strettamente legati
all'evolversi delle vicende interne del Paese del Sol Levante. Fu attorno
al XII secolo, ovvero quando il Giappone viveva l'epoca Kamakura, che la
casta dei samurai acquistò potere ed importanza, maturando inoltre una
coscienza di classe fortemente sentita, che portò questi fieri guerrieri
nipponici a considerare la spada non più mero strumento di guerra e da
combattimento ma simbolo della loro stessa anima, un oggetto da rispettare
e venerare.
Nel
corso dei secoli successivi, questi nobili samurai assunsero un ruolo
sempre più determinante nella vita politica, militare ed amministrativa
del loro Paese, a causa sia delle frequenti lotte civili che del sistema
feudale che reggeva le sorti dello Stato. Il simbolo per eccellenza del
samurai era la sua spada, ed era quindi sempre più necessaria una scuola
d'addestramento che ne insegnasse l'uso corretto.
Nacquero
così su tutto il territorio giapponese decine e decine di scuole di
scherma, rette da abili istruttori che godevano di tutto il rispetto e la
devozione dei loro allievi. I luoghi in cui veniva praticato il Kendo,
chiamati "Dojo", vennero riveriti con una sorta di adorazione
che sfiorava quasi il misticismo, ed erano sempre accompagnati da una
forte componente religiosa, che, ad esempio, poteva essere rappresentata
da un altare per gli dei.
Accanto
alle scuole di scherma nacque anche il codice cavalleresco dei samurai, il
Bushido, che ha accompagnato la loro formazione in tutti questi secoli e
che è stato tramandato fino a noi, subendo relativamente poche modifiche
e stabilizzandosi, più o meno recentemente, in quello che è stato
chiamato il "Bushido moderno".
Le
ragioni della forza con cui i samurai dominavano incontrastati il Giappone
erano da ritrovarsi nella totale devozione al loro signore, allo sprezzo
della morte ed allo scarso, se non nullo, attaccamento che avevano nei
confronti delle cose materiali. Essi erano pronti a morire in ogni
istante, e pertanto certe questioni diventavano assolutamente prive di
significato. In tempo di pace, i samurai si allenavano quotidianamente
nella pratica della scherma. Inizialmente i combattimenti, per quanto
simulati, risultavano fin troppo spesso in incidenti gravi e talvolta
anche mortali. Si imponeva perciò l'uso di armi sostitutive, meno
pericolose delle affilatissime Katane (cioè le spade vere e proprie). Si
iniziò così ad usare lo Shinai, ovvero quattro stecche di bamboo tenute
assieme da due guaine di pelle poste alle estremità. Venne anche
approntata un'armatura che ricalcasse quanto più da vicino quella usata
realmente in guerra. Tale armatura, chiamata Bogu, e gli Shinai sono gli
stessi che ancora adesso, a distanza di tanti secoli, i kendoka usano
durante l'allenamento. Viene usato anche, oggi come allora, il Bokken (o
Bokuto), una spada in legno di forma uguale alla Katana.
Verso
la seconda metà del diciottesimo secolo la pratica del Kendo era ormai
diffusa in tutto il Giappone, nonostante fosse appannaggio esclusivo della
casta dei samurai.
Ma
la restaurazione imperiale del 1868 eliminò tale casta, e nel 1876 venne
promulgata una legge che vietava l'uso della spada in pubblico. Calcolando
che fino a poco tempo prima i samurai erano gli unici personaggi in
Giappone ad essere autorizzati a portare due spade (una lunga, la Katana,
ed una un po' più corta, lo Wakizashi) è facilmente comprensibile come
ciò fosse stato un colpo durissimo per i valorosi guerrieri, e nemmeno
una rivolta effettuata l'anno dopo bastò a riportare i samurai ai fasti
dell'antico splendore. Le scuole, a quel punto, avevano cessato la loro
funzione di fucine di guerrieri, ed i samurai divennero degli outsider.
Qualcuno riuscì ad inserirsi come esponente militare nell'esercito, e fu
così che, un po' alla volta, il Kendo divenne materia d'insegnamento
nelle scuole od attività di svago; attualmente, molto importanti sono le
scuole di Kendo delle varie polizie nipponiche.
Con il passare degli anni e
con il crescente interesse dell'Occidente nei confronti del Giappone e
delle arti marziali, il Kendo fuoriuscì dai confini nipponici,
raggiungendo anche l'Europa, sbarcando in Italia ed arrivando a Trieste,
dove ormai viene praticato da quasi vent'anni all’Ao Take Kendokai,
primo dojo locale di Kendo.
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